Impara la Saggezza Biblica
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La differenza tra rimpianto e trasformazione

Di Alvin Ellefson

La parte più disorientante del ripetere sempre lo stesso schema non è il fatto di non riuscire a vederlo. Di solito, dopo che è successo, lo vedi con chiarezza. Provi rimpianto, prometti a te stesso che non accadrà più, ti prepari a fare meglio e, in qualche modo, finisci per ritrovarti ancora una volta sulla stessa strada.

Ciò che mantiene vivo il ciclo è la convinzione che il prossimo tentativo andrà diversamente, senza però cambiare le condizioni che hanno determinato quello precedente. Spesso pensiamo che, avendo capito cosa è andato storto, saremo finalmente capaci di agire in modo diverso. Eppure, comprendere da solo non elimina le forze che hanno influenzato la scelta fin dall’inizio. Le pressioni rimangono le stesse, le vulnerabilità sono ancora presenti e le stesse situazioni continuano a ripresentarsi. Quando nulla di ciò che alimenta quello schema cambia, finiamo per chiedere alle nostre intenzioni, per quanto sincere, di sostenere un peso che da sole non possono portare.

Questo crea un conflitto interiore frustrante. Una parte di te desidera sinceramente un esito diverso, ed è proprio per questo che il rimpianto che provi dopo è così reale. Ma un’altra parte continua a muoversi all’interno di abitudini, ambienti e reazioni familiari che, quasi impercettibilmente, rimettono in moto lo stesso schema. Il problema raramente è la mancanza di volontà. È piuttosto la convinzione che la volontà, da sola, possa superare condizioni rimaste immutate. Così, ogni fallimento sembra difficile da comprendere, perché l’impegno era sincero, anche se le circostanze che alimentavano quello schema erano ancora tutte al loro posto.

La vera questione è capire se stiamo cercando di cambiare soltanto a livello delle intenzioni o anche nella realtà concreta. Molte persone continuano semplicemente a sforzarsi di più, mentre la saggezza le invita a cambiare prospettiva. Il ciclo non continua perché non vedono il problema, ma perché ciò che hanno compreso non ha ancora trasformato la strada che continuano a percorrere.

L'uomo accorto vede il male e si nasconde; ma gli sciocchi passano oltre e ne portano la pena.
Proverbi 27:12 (RIV)

La persona prudente comprende che non basta riconoscere un pericolo per esserne al sicuro. Quando vede ciò che la minaccia, cerca riparo: prende le distanze, si protegge e sceglie una strada diversa. La sua saggezza non si manifesta soltanto in ciò che sa, ma in ciò che fa alla luce di ciò che sa. Comprende che certe situazioni portano con sé conseguenze prevedibili e prende sul serio questa realtà, tanto da agire prima che il pericolo la raggiunga. Il suo obiettivo non è dimostrare quanto sia forte restando vicino alla minaccia, ma proteggere il proprio futuro agendo con saggezza nel presente.

Gli ingenui, al contrario, continuano ad andare avanti pur conoscendo il probabile esito, perché la consapevolezza non si trasforma mai in una strategia concreta. Possono riconoscere con precisione il problema, ammettere il rischio e persino prevedere il rimpianto che ne seguirà. Eppure, il loro modo di affrontare la situazione rimane invariato. Vedono l’avvertimento, ma non agiscono di conseguenza. Ciò che sanno rimane sul piano teorico anziché diventare pratico, lasciandoli esposti alle stesse influenze e pressioni che avevano già alimentato quello schema.

Questo mette in luce un equivoco molto comune riguardo al cambiamento. Spesso trattiamo il riconoscimento del problema come se fosse il punto di arrivo, mentre la Scrittura lo presenta come il punto di partenza. La persona prudente non confida nella sola consapevolezza per proteggersi. Permette invece a ciò che ha compreso di plasmare le proprie decisioni, i propri limiti e le proprie azioni. Questo versetto ci insegna che la saggezza non si dimostra prevedendo con precisione la propria caduta, ma compiendo i passi necessari per evitarla. La differenza tra continuare a ripetere uno schema e riuscire a uscirne spesso dipende da ciò che facciamo dopo aver riconosciuto il segnale di pericolo.

Un cambiamento duraturo comincia quando la consapevolezza diventa strategia, anziché rimanere soltanto intenzione. La vera trasformazione avviene quando ciò che riconosci ti porta ad agire diversamente, a stabilire limiti più saldi e a scegliere una strada nuova.

Molte difficoltà ricorrenti sembrano inspiegabili perché concentriamo l’attenzione sul momento in cui cediamo, anziché sul percorso che ci ha portati fin lì. Questo principio ci invita a guardare le cose da un’altra prospettiva: invece di chiederti perché continui a fare la stessa scelta, prova a considerare che cosa continua a metterti nelle condizioni di doverla affrontare. La consapevolezza diventa più utile quando sposta la tua attenzione dal rimpianto alle condizioni che rendono quel rimpianto prevedibile.

L’obiettivo non è confidare nel fatto che, in futuro, sarai più forte, ma comprendere dove ti sta conducendo la strada che percorri oggi. Quando ciò che hai riconosciuto comincia a plasmare i tuoi limiti e le tue decisioni, anche la lotta diventa spesso più chiara e meno difficile da comprendere. Inizi a vedere che la saggezza non consiste soltanto nel resistere alla pressione quando si presenta, ma nel rispondervi prima ancora che arrivi. Quello che un tempo sembrava semplicemente una debolezza personale può rivelarsi uno schema alimentato da circostanze che non sono mai cambiate.

C’è una differenza tra sapere dove conduce una strada e decidere se continuare a percorrerla. Molti di noi riescono a descrivere con sorprendente precisione gli schemi che continuano a ripetersi nella propria vita, pur sentendosi ancora intrappolati al loro interno. Chiediti se la tua consapevolezza ha prodotto soprattutto rimpianto o se ha cominciato a trasformare la strada stessa. Ci sono ambiti della tua vita in cui continui a sperare in un risultato diverso pur mantenendo le stesse condizioni? A volte, la domanda più rivelatrice non è che cosa sia andato storto, ma che cosa sia rimasto immutato.

Alcune strade non cambiano semplicemente perché desideriamo che lo facciano. Spesso ciò che plasma il futuro non è la sincerità delle nostre intenzioni, ma il fatto che abbiamo permesso o meno alla saggezza di trasformare la strada sotto i nostri piedi. L’invito non è a sforzarti di più continuando a percorrere la stessa strada, ma a rispondere in modo diverso a ciò che già sai. La consapevolezza diventa davvero potente quando cambia la direzione che scegli di prendere.

- Alvin Ellefson

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