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Di Alvin Ellefson
È una contraddizione dolorosa. Desideri un legame più profondo, eppure ogni passo verso una maggiore intimità può sembrare un passo verso il pericolo. Proprio ciò che desideri di più sembra aumentare il rischio di ciò che temi maggiormente.
Dietro la paura dell’abbandono si nasconde spesso la convinzione che alcune parti di te siano troppo difficili, complicate o deludenti per poter essere amate. La paura non è semplicemente che qualcuno possa andarsene. È che, se arrivasse a conoscerti davvero, prima o poi sceglierebbe di farlo. Per questo la vicinanza emotiva diventa qualcosa di complesso. Desideri essere conosciuto per ciò che sei, eppure lasciarti conoscere non ti fa sentire al sicuro, perché porta alla luce proprio quelle parti di te che fai di tutto per controllare, nascondere o giustificare.
Questo crea un conflitto interiore estenuante. Puoi desiderare profondamente una relazione più autentica e, allo stesso tempo, sentire il bisogno di controllare ciò che gli altri vedono di te. Più una relazione diventa intima, più ti senti vulnerabile, perché una maggiore vicinanza lascia sempre meno spazio in cui nascondersi. Quella che in superficie appare come paura dell’abbandono è spesso intrecciata alla paura di essere visto per ciò che sei davvero. La domanda più profonda non è soltanto: «Rimarranno?», ma: «Mi vorranno ancora se vedranno tutto di me?»
Ciò che è davvero in gioco è la possibilità di essere conosciuto fino in fondo. Se credi che alcune parti di te siano inaccettabili, ogni relazione significativa diventa una prova per verificare se questa convinzione sia vera. Il rischio non è soltanto perdere qualcuno che ami. È vedere confermata la tua paura più profonda.
Ed egli rispose: Ho udito la tua voce nel giardino e ho avuto paura, perché ero nudo, e mi sono nascosto.Genesi 3:10 (RIV)
Il modo in cui Adamo si nasconde rivela quanto sia naturale cercare distanza quando sentirsi esposti appare minaccioso. Dopo aver preso coscienza della propria vulnerabilità, il suo istinto non fu quello di avvicinarsi, ma di allontanarsi. Questa reazione rivela qualcosa di profondamente umano. Quando temiamo che essere visti per ciò che siamo possa portare al rifiuto, nasconderci può sembrare più sicuro che entrare in relazione. La distanza sembra proteggerci dal dolore che immaginiamo possa derivare dal mostrarci senza difese.
Il versetto mette in luce uno schema che si ripete continuamente nelle relazioni umane: tendiamo a nascondere proprio ciò che temiamo possa costarci l’amore degli altri. Nascondiamo debolezze, fallimenti, insicurezze, dubbi e delusioni perché pensiamo che potrebbero cambiare il modo in cui gli altri ci vedono. Spesso questo nascondersi assume forme sottili. Può manifestarsi nel perfezionismo, nella difficoltà ad aprirsi emotivamente, nel bisogno di compiacere gli altri o nel controllare attentamente l’immagine che mostriamo di noi stessi. Dietro ognuna di queste strategie si trova la stessa preoccupazione: se la verità venisse alla luce, l’accettazione potrebbe svanire.
Eppure la tragedia del nascondersi è che, mentre ci protegge dall’essere visti fino in fondo, ci impedisce anche di scoprire se saremmo stati comunque accettati. Quando la paura ci convince ad allontanarci, finisce silenziosamente per rispondere alla domanda al posto nostro. Invece di permettere alla relazione di rivelarci la verità, diamo per scontato il rifiuto prima ancora che avvenga. La paura arriva a una conclusione prima che la relazione abbia avuto la possibilità di farlo. Nel tentativo di proteggerci da una possibile perdita, possiamo involontariamente impedirci di vivere proprio quell’esperienza che potrebbe mettere in discussione la convinzione di non essere degni d’amore.
Nasconderci ci protegge dal rischio di essere rifiutati, ma ci impedisce anche di scoprire la possibilità di essere accettati.
Comprendere questo principio ci aiuta a vedere che nascondersi raramente riguarda soltanto il desiderio di mantenere qualcosa segreto. Più spesso è un tentativo di evitare le conseguenze emotive che immaginiamo possano derivare dall’essere visti per ciò che siamo. Quando certi difetti o certe difficoltà ci sembrano incompatibili con la possibilità di essere amati, nasconderli diventa una strategia per preservare la relazione.
Eppure le relazioni costruite mostrando soltanto alcune parti di sé spesso lasciano un persistente senso di incertezza. Per quanto affetto, lealtà o conferme tu possa ricevere, una parte di te potrebbe continuare a chiedersi se tutto questo rimarrebbe immutato se l’altro conoscesse ogni cosa. Questo aiuta a comprendere perché la paura dell’abbandono possa persistere anche all’interno di relazioni stabili. Il problema non è sempre la mancanza d’amore, ma la difficoltà a credere che l’amore possa resistere alla sincerità.
Quando questo diventa più chiaro, comincia a emergere il vero conflitto. Non è semplicemente la paura di perdere qualcuno. È la paura che la verità su di te sia incompatibile con la possibilità di appartenere, di essere accolto e amato. Finché questa convinzione più profonda non viene affrontata, le rassicurazioni possono offrire un sollievo temporaneo senza riuscire davvero a placare la paura che si nasconde sotto la superficie.
Spesso ci sono parti di noi che pensiamo di dover correggere prima di poterle mostrare agli altri. Queste convinzioni influenzano silenziosamente il grado di vicinanza che siamo disposti a concedere. L’abitudine a nasconderci può sembrarci una forma di protezione, mentre in realtà può creare proprio quella distanza che non avremmo mai voluto.
Quali aspetti di te ti sembra più difficile immaginare che qualcuno possa accettare? Quali caratteristiche, difficoltà, fallimenti o paure temi maggiormente possano cambiare il modo in cui gli altri ti vedono? La risposta potrebbe rivelare dove la paura si è legata non soltanto alle circostanze, ma al modo in cui percepisci la tua stessa identità.
La paura dell’abbandono spesso riguarda meno chi potrebbe andarsene e più ciò che credi significherebbe il suo andarsene. Quando l’accettazione sembra fragile, ogni relazione può cominciare a sembrare una raccolta di prove a sostegno di una conclusione che temi già.
Eppure le convinzioni nate dalla paura meritano di essere messe in discussione con la stessa attenzione con cui, fino a oggi, sono state considerate vere. Una delle forme più profonde di libertà comincia quando smetti di trattare quelle convinzioni come certezze e inizi a chiederti se corrispondano davvero alla verità.
- Alvin Ellefson
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